Smart working e Dad faranno parte delle nostre vite anche in futuro. Come sfruttarli al meglio?

L’emergenza sanitaria da Covid-19, ha imposto una nuova consapevolezza ad aziende, lavoratori, insegnanti e studenti: il lavoro agile, il cosiddetto “smart working” riguarda ormai in Italia milioni di persone e non più una piccola minoranza. Ma servono nuove regole e strumenti perché questa straordinaria opportunità sia tale e non una banale riproduzione in forma digitale del lavoro in presenza.

Stesso discorso vale anche per la didattica a distanza. Ogni rivoluzione che si rispetti infatti deve offrire soluzioni innovative e inesplorate a problemi pregressi e questo deve partire da un cambio di approccio e di mentalità. Non può esistere cambiamento se non c’è una consapevolezza culturale di esso e non una mera, passiva riproduzione di pratiche.

Circa quindici/ venti anni di evangelizzazione informatica del mondo del lavoro hanno prodotto poco in termini di lavoro agile. Alcune aziende, soprattutto quelle capaci di avere una visione sul lungo periodo, avevano già avviato progetti di smart working, e li hanno realizzati. La sensazione è che il lavoro smart sia stato finora vissuto come un fatto laterale, quasi di nicchia. Non certo un’opportunità da cogliere al volo, per scoprire magari che può darci dei  benefici.

L’emergenza Covid accelera il processo di digitalizzazione già in atto

Lo tsunami dell’emergenza Covid ha cambiato la nostra vita,  assestando uno scossone anche al mondo del lavoro. L’unica possibilità per continuare a lavorare, stante la quarantena e il rischio di contagio, in moltissimi casi è lavorare da casa, attrezzandosi al meglio. Una cura shock che  ha destabilizzato, ma che sta gradualmente aprendo una consapevolezza diffusa: lo smart working – per lavoratori compatibili, naturalmente – si può fare.

La sua platea può allargarsi senza provocare scompensi, anzi. E gli esempi virtuosi timidamente si fanno vedere. Se non si esaurirà presto, questa spinta al cambiamento potrebbe rivoluzionare anche i futuri rapporti di lavoro e persino le grandi città e agire anche in ottica green, diminuendo gli spostamenti. Quel che è certo è che questa nuova modalità di lavorare andrà ripensata anche dal punto di vista contrattuale. Il cambiamento è stato violento.

Ma ci sono dati interessanti, come quelli di una ricerca della Cgil-Fondazione Di Vittorio: c’è un 94% che si trova d’accordo sul fatto che lo smart working fa risparmiare tempo, che consente più flessibilità, che dà la possibilità di lavorare efficacemente per obiettivi e, non ultimo, permette di bilanciare meglio tempi di lavoro e tempo libero. Ma c’è un 71% che lavorando a casa lamenta di avere meno occasioni di confronto e di scambio con i colleghi.

Un’opportunità che si può cogliere, oppure no.

Ridurre le distanze, dialogare, socializzare è importante per l’equilibrio psichico, per stimolare la creatività e produrre idee anche sul lavoro; sarà possibile ricreare a distanza quell’humus creativo e quelle fondamentali pratiche di brainstorming, del lavorare insieme concependo vere e proprie comunità di pratiche virtuose così indispensabili in alcuni settori? Come sarà possibile far interagire in maniera produttiva le persone e creare rapporti sinergici ed empatici a distanza? Sono domande che il mondo del lavoro, la comunità intellettuale, le parti politiche e sindacali sono tenuti a porsi per costruire un futuro percorribile.

Al momento mancano non pochi tasselli come regole chiare per i lavoratori e per le aziende, che portino a contratti dove si dettaglia ogni aspetto di questa nuova modalità: dagli strumenti alla sicurezza delle connessioni al rispetto per la privacy, dagli obblighi alle garanzie, dalla reperibilità al diritto alla disconnessione, evitando tra l’altro che il lavoro da remoto si trasformi in una prigione.

Una sfida che molte aziende soprattutto dell‘high tech  hanno già raccolto, perché più preparate nella propria fisionomia, ma la vera sfida sarà il modo in cui le piccole-medie imprese dei più svariati ambiti riusciranno a riconvertirsi, lì dove possibile, efficacemente a queste nuove pratiche senza disperdere professionalità ed esperienza.

Servirà del tempo ma sembra difficile immaginare che il mondo del lavoro possa richiudersi nel suo passato con la stessa velocità con cui è stato costretto ad aprirsi al nuovo e sconosciuto e certamente urge una riflessione collettiva in ambito di nuovi diritti individuali legati ad un’inedita realtà che sempre più permea di sé le nostre vite: il digitale.

In fondo, questa inattesa rivoluzione è appena cominciata e ogni crisi è portatrice di nuove possibilità, ma è necessario saperle intercettare e valorizzare.

Smart working e Dad difficili senza una buona connessione ad internet

La connessione a Internet, in caso di smart working e DAD, è un fattore da valutare attentamente perché non solo è il requisito fondamentale per poter lavorare da casa, ma è anche lo strumento che abilita (o impedisce) diverse attività lavorative.

La qualità della banda internet dedicata alle connessioni domestiche, durante le ore di ufficio, purtroppo si deteriora in favore delle reti business. Pertanto, agli smartworkers è necessaria una connessione più performante, che solo la connessioni fibra o ad alte prestazioni, al momento, può garantire.

Ma quali sono oggi le migliori offerte, ed i fornitori più affidabili, per connettersi ad internet e lavorare al meglio? Vediamoli rapidamente:

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